L’appoggio massiccio che Louis Pasteur ricevette dal potere politico, industriale e religioso non fu un riconoscimento di un merito scientifico, ma una scelta strategica dettata dalle necessità di un’epoca in crisi. Mentre Béchamp offriva una scienza complessa, individuale e filosoficamente inquieta, Pasteur offriva soluzioni centralizzate, dogmatiche e, soprattutto, monetizzabili.

Il Potere Politico: Centralizzazione e Controllo

Il Secondo Impero di Napoleone III prima, e la Terza Repubblica poi, avevano bisogno di una scienza che riflettesse l’ordine statale.

  • Il Nemico Esterno: La teoria di Pasteur (il microbo che attacca dall’esterno) era una metafora perfetta per lo Stato: il pericolo è fuori, la difesa è affidata a un’autorità centrale (l’Istituto Pasteur).
  • Sicurezza Pubblica: Pasteur offriva “armi” (vaccini e farmaci) che potevano essere imposte alla popolazione per prevenire epidemie che bloccavano l’economia. Béchamp, parlando di “terreno individuale” e stile di vita, rendeva la salute una responsabilità troppo complessa e poco gestibile dallo Stato.
  • Prestigio Nazionale: La Francia, umiliata dalla Prussia nel 1870, aveva bisogno di un eroe nazionale. Pasteur, con la sua abilità comunicativa e il suo spirito patriottico, divenne il volto della “grandeur” francese nel mondo.

Il Potere Industriale: La Nascita del Business Medico

È qui che Pasteur vinse definitivamente. La sua teoria era la “gallina dalle uova d’oro” per l’industria nascente.

  • Standardizzazione: Se il microbo è uno solo per ogni malattia, puoi produrre un siero o un vaccino standard in milioni di fiale e venderlo ovunque.
  • Industria Agroalimentare: I primi lavori di Pasteur riguardavano il vino, la birra e la seta. Egli offrì ai produttori metodi (come la pastorizzazione) per evitare perdite economiche. Béchamp parlava di processi di fermentazione naturali e complessi; Pasteur offrì il controllo industriale totale.
  • Dipendenza dal Farmaco: La teoria del terreno di Béchamp suggerisce che la salute si mantenga con la prevenzione e l’equilibrio (poco redditizio). La teoria di Pasteur suggerisce che la salute si ripristini comprando un prodotto esterno (estremamente redditizio).

Scienza, politica e interessi industriali dell’epoca

Nelle opere di Antoine Béchamp, emergono figure centrali che incarnavano perfettamente il connubio tra scienza, politica e interessi industriali dell’epoca. Tra questi, il più importanti fu sicuramente Jean-Baptiste Dumas (1800–1884). Dumas fu il mentore di Pasteur e una personalità dominante nella Francia del Secondo Impero. Ricoprì cariche di altissimo livello, tra cui Ministro dell’Agricoltura e del Commercio e Senatore nel governo di Luigi Napoleone Bonaparte; fu anche Presidente del Consiglio Municipale di Parigi; fu presidente della Société d’encouragement pour l’industrie nationale, un ente fondamentale per legare le scoperte chimiche alle applicazioni industriali. Fu Dumas ad accogliere Pasteur all’Académie des Science alla fine del 1862 e ad incoraggiare Pasteur a mettere da parte i suoi cristalli, per concentrarsi invece sulla fermentazione. Nel 1863 Dumas colse l’occasione per accompagnare Pasteur dall’imperatore quando fu convocato. Nel 1865, Dumas, in qualità di Ministro del Commercio e dell’Agricoltura, fece appello a Pasteur affinché abbandonasse tutto il suo lavoro e concentrasse i suoi sforzi sulla risoluzione della malattia del baco da seta che stava devastando l’economia.
Béchamp lo vedeva come il “protettore” politico di Pasteur, capace di influenzare l’Accademia delle Scienze a favore di quest’ultimo e di marginalizzare le teorie dei microzimi che non si allineavano con gli interessi dei grandi produttori (come quelli della seta).
Diversi altri scienziati, oltre alla loro attività di ricerca, ricoprirono ruoli di rilievo nella politica o si distinsero come imprenditori e industrialisti. Molti dei protagonisti della chimica francese dell’Ottocento occuparono cariche governative o legislative o legarono il loro nome e lavoro allo sviluppo industriale. Tra questi:

Marcellin Berthelot: chimico organico, fisico e uomo politico.

Alfred Naquet: chimico e politico francese.

Frederick Crace Calvert: Chimico inglese che si dedicò quasi interamente alla chimica industriale. Fondò nel 1859 la F. C. Calvert and Company e stabilì a Manchester grandi impianti per la produzione industriale di acido fenico.

Augustin Pierre Dubrunfaut: Fu estremamente attivo come chimico industriale, applicando le sue scoperte alla produzione dell’alcol e dello zucchero di barbabietola.

Anselme Payen: Viene ricordato per il suo lavoro pionieristico nella chimica industriale, occupandosi di produzione di zuccheri, carta dal legno e fertilizzanti.

Come oggi, anche in quel periodo storico, la scienza non era isolata dagli interessi economici e di potere. Così per mantenere i profitti e l’autorità dell’establishment industriale e medico, vennero compiuti grandi sforzi e spese, portando all’emarginazione di ricercatori che minacciavano lo status quo.

Louis Pasteur seppe manovrare abilmente le istituzioni, rendendo le Accademie “complici” del suo successo a scapito di ricercatori come Béchamp ed Estor. Béchamp lo descriveva spesso come un abile stratega e un “imprenditore della scienza”. Pasteur lavorò a stretto contatto con le industrie francesi dell’epoca. Le sue ricerche sulla fermentazione della birra e del vino e sulla malattia dei bachi da seta avevano obiettivi commerciali diretti: salvare le economie dei produttori francesi. Tentò anche la strada della politica, ma anche se fallì l’elezione al Senato nel 1875, mantenne legami strettissimi con il governo di Napoleone III. La sconfitta politica non diminuì l’influenza di Pasteur, ma lo spinse a raddoppiare gli sforzi per ottenere il controllo totale sulle istituzioni scientifiche, trasformando l’Accademia di Medicina in un “parlamento” dove lui potesse regnare incontrastato, anche senza un seggio al Senato. Pasteur usasse la scienza come un trampolino per la gloria personale e il potere legislativo.

Per Béchamp, Pasteur e gli altri scienziati industriali e politici rappresentavano la “scienza ufficiale” che si era burocratizzata e politicizzata. Egli sosteneva che le scoperte venivano convalidate solo se favorivano le applicazioni industriali immediate (come la pastorizzazione). Inoltre riteneva che il potere politico veniva usato per soffocare il dibattito accademico, impedendo a chi non aveva appoggi a Parigi di pubblicare o ricevere riconoscimenti. Béchamp criticò aspramente il fatto che Pasteur ricevesse ingenti finanziamenti pubblici e premi (come il Premio Alhumbert) grazie a quello che Béchamp considerava un “plagio” dei suoi lavori, supportato da influenze politiche.

Nonostante la sconfitta in politica, Pasteur ottenne molto più di quanto un senatore avrebbe potuto sognare: una pensione vitalizia nazionale e la creazione dell’Institut Pasteur, un ente privato ma finanziato pubblicamente che gli garantì un potere quasi sovrano sulla salute pubblica francese.

Béchamp, pur essendo un rinomato accademico, rimase sempre ai margini del potere parigino, insegnando principalmente a Montpellier e Lille, lontano dai centri del processo decisionale politico-industriale.

La Chiesa: una collaborazione utile

Questo è il punto più sottile. Perché la Chiesa cattolica, spesso scettica verso la scienza, appoggiò Pasteur contro Béchamp?

  • L’Origine della Vita: Béchamp, con la sua teoria dei microzimi immortali che si trasformano, sfiorava pericolosamente l’idea di una vita che si auto-organizza (materialismo o panteismo). La Chiesa temeva che i microzimi potessero supportare la teoria della generazione spontanea o un’idea di vita senza un Dio creatore separato dalla materia.
  • Pasteur come “Scienziato Cristiano”: Pasteur si presentò abilmente come colui che aveva sconfitto la “Generazione Spontanea” (dimostrando che la vita viene sempre da altra vita preesistente, quindi, in ultima analisi, da Dio). Questo lo rese il campione della teologia cattolica contro i materialisti.
  • La Morale del Contagio: L’idea del “peccato” (il microbo) che entra dall’esterno e devasta l’anima/corpo era molto più vicina alla struttura mentale religiosa rispetto alla visione di Béchamp, dove la “corruzione” nasce dall’interno, dal proprio equilibrio e dalle proprie azioni.

La “Religione” della Rue Dutot

Pasteur non costruì solo un laboratorio in Rue Dutot; costruì una cattedrale. In essa, il medico diventava il sacerdote, il vaccino il sacramento e il microbo il demonio. Béchamp, con il suo rigore da chimico e la sua insistenza sulla complessità del terreno, era un “eretico” che minacciava sia il profitto che l’ordine sociale.

Pasteur ricevette l’appoggio del “potere” perché la sua visione del mondo era più funzionale agli interessi economici e istituzionali dell’epoca, permettendo di mantenere un controllo dogmatico sulla biologia e sulla medicina.

Pasteur non vinse perché aveva ragione, ma perché era utile.