Il creosoto, dal greco kréas (carne) e sózein (salvare), è uno dei componenti principali e più caratteristici del catrame vegetale e minerale. Nella chimica del XIX secolo, quella studiata da Béchamp e dai suoi contemporanei, il creosoto vegetale era considerato un elemento fondamentale per la sua incredibile capacità di arrestare la putrefazione senza uccidere necessariamente la “forza vitale” dei tessuti.
Il creosoto di origine vegetale (o creosoto di legno) è un liquido oleoso, trasparente o giallastro, dall’odore di fumo molto intenso e sapore bruciante. È il prodotto della distillazione del catrame di legno, in particolare di quello di faggio (Fagus sylvatica), che veniva considerato il più pregiato per uso medico nella farmacopea del XIX secolo. Si ottiene per distillazione secca (pirolisi) del legno. Durante questo processo, il legno si decompone e produce un liquido denso e scuro. Distillando ulteriormente questo liquido, si ottiene il creosoto di legno, una miscela di composti fenolici (principalmente guaiacolo e cresolo).

La Scuola di Montpellier cercava sostanze che potessero influenzare il “terreno” senza distruggere i microzimi.

  • Azione antisettica vs. tossica: A differenza del fenolo (acido fenico) puro, che era molto aggressivo, il creosoto di legno veniva usato da Alfred Estor nelle medicazioni perché aveva la proprietà di “fissare” le materie albuminose e prevenire la fermentazione morbosa.
  • Conservazione dei microzimi: Béchamp osservò che il creosoto era in grado di impedire lo sviluppo dei “germi” di provenienza esterna, trasportati dall’aria ma, se usato correttamente, non distruggeva i microzimi stessi del corpo, permettendo alla ferita di guarire “fisiologicamente”.

È fondamentale non confondere il creosoto di legno (vegetale) con il creosoto di catrame di carbone fossile (minerale). Il creosoto vegetale è quello medico, usato nelle farmacopee dell’epoca, e ancora oggi utilizzato per produrre alcuni sciroppi, prodotti odontoiatrici o per la pelle. Il creosoto minerale, è tossico e usato principalmente per preservare il legno delle traversine ferroviarie o dei pali della luce, contiene oltre un centinaio di composti principalmente idrocarburi policiclici aromatici e fenolo e altri composti organici.

Di cosa è composto il creosoto vegetale?
A differenza del creosoto minerale (estratto dal carbone e tossico), il creosoto vegetale è una miscela complessa di fenoli estratti dalla lignina del legno. I suoi componenti principali sono: il guaiacolo (circa il 60-90%) conproprietà espettoranti e antisettiche e il creosolo, che conferisce gran parte del potere conservativo. Contiene in tracce altri composti. I componenti cambiano a seconde del legno utilizzato per produrlo.


Il catrame vegetale oggi

Il catrame vegetale, ottenuto dalla pirolisi di legni come pino, cedro, ginepro e betulla, ha una storia millenaria che spazia dalla farmacopea antica alla medicina moderna in numerosi paesi del mondo.

Medicina Umana

Nella medicina umana, il catrame è rinomato per le sue proprietà lenitive, antisettiche, antipruriginose e antinfiammatorie.

  • Dermatologia moderna: Viene utilizzato principalmente per trattare eczemi, psoriasi, dermatiti seborroiche e altre condizioni infiammatorie della pelle. Agisce riducendo la sintesi del DNA e l’attività mitotica, favorendo il ritorno a una corretta cheratinizzazione cutanea.
  • Cura del cuoio capelluto: È un ingrediente comune in shampoo terapeutici per il trattamento della forfora e della psoriasi del cuoio capelluto.
  • Applicazioni topiche varie: Viene impiegato per alleviare il prurito e l’infiammazione causati da punture di insetti, scottature solari, orticaria, varicella e dermatiti da contatto.
  • Usi tradizionali: In paesi come la Turchia, è usato per curare mal d’orecchi, mal di stomaco nei bambini e come unguento per mani e piedi screpolati. Anticamente era noto anche per proprietà miorilassanti e come antiveleno. In Egitto, il catrame era impiegato nei processi di mummificazione.
  • Uso interno: Sebbene raro e potenzialmente tossico se non controllato, in alcune comunità locali turche viene ingerito diluito per accelerare la guarigione di piaghe e ulcere.

Medicina Veterinaria

In ambito veterinario, il catrame è considerato una risorsa fondamentale per la protezione e la cura degli animali, specialmente in contesti rurali.

  • Cura degli zoccoli: È un antisettico tradizionale utilizzato per la cura degli zoccoli di cavalli e bovini, utile anche per trattare ferite ai piedi del bestiame.
  • Controllo dei parassiti: Viene applicato per combattere ectoparasiti come zecche, pulci, pidocchi e mosche. È ampiamente documentato il suo uso contro la scabbia in cammelli, cavalli, pecore e capre.
  • Trattamenti specifici: Viene usato per curare le piaghe della bocca negli ovicaprini e come repellente per piccoli animali o insetti. In avicoltura, si applica sulle galline per prevenire il fenomeno del “beccaggio” tra gli esemplari.
  • Somministrazione tradizionale: In alcune regioni della Turchia, i pastori aggiungono il catrame all’acqua da bere degli animali diverse volte l’anno per proteggerli internamente dai parassiti.

Paesi e Regioni di Utilizzo

L’uso del catrame vegetale è diffuso globalmente, sebbene con finalità e modalità differenti.

  • Australia: I prodotti a base di catrame di pino sono disponibili come farmaci da banco dal 1953 per una vasta gamma di disturbi cutanei.
  • Turchia: Vanta una tradizione millenaria nella produzione e nell’uso medicinale (sia umano che veterinario) del catrame di pino nero e di cedro.
  • Marocco: È un centro cruciale per l’uso del catrame (spesso di ginepro o cedro) nella medicina popolare e veterinaria, dove viene venduto dagli erboristi per le sue proprietà antisettiche.
  • Paesi Scandinavi (Svezia, Norvegia, Finlandia): Storicamente importanti per la produzione, utilizzano il catrame per la conservazione del legno, ma anche in prodotti per l’igiene come saponi e shampoo.
  • Nord Africa e Sahara (Algeria, Egitto): Utilizzato tradizionalmente per trattare la scabbia dei cammelli e altre affezioni dermatologiche degli animali.
  • Stati Uniti: L’uso risale alle colonie britanniche, con applicazioni che vanno dalla dermatologia alla protezione delle superfici.
  • Altri paesi: Sono citati usi o studi in Giappone (repellente per animali), India (cura del bestiame), Nigeria (saponi antisettici) e vari paesi europei come Francia, Spagna, Germania e Polonia.

In sintesi, il catrame vegetale viene usato come uno scudo biologico: come vernice protegge il legno dalle intemperie e dai parassiti, ma le sue proprietà antisettiche e antinfiammatorie creano una barriera protettiva e curativa sia per la pelle umana che per la salute degli animali.

Per approfondimenti:
1) Ninich et al. (2017) Plant sources, techniques of production and uses of tar: A review. https://doi.org/10.1016/j.jep.2021.114889
2) Barnes e Greive (2017) Topical pine tar: History, properties and use as a treatment for common skin conditions. https://doi.org/10.1111/ajd.12427
3) Koc et al. (2023) Exploring the Larvicidal and Repellent Potential of Taurus Cedar (Cedrus libani) Tar against the Brown Dog Tick (Rhipicephalus sanguineus sensu lato). https://doi.org/10.3390/molecules28237689


Altri fenoli disponibili in natura

Sostanze naturali simili che ricalchino le proprietà del creosoto vegetale — ovvero la capacità di conservare i tessuti, bloccare la fermentazione patogena e rispettare i microzimi — le troviamo studiando il mondo delle piante aromatiche e delle resine.

Alcuni “parenti” naturali del creosoto vegetale sono prodotti, contenenti fenoli, estratti dalle piante come:

1. Timolo (dal Timo): È forse il fenolo naturale più vicino all’ideale di Béchamp. È un potentissimo antisettico, ma con una tossicità molto bassa per le cellule umane.

2. Eugenolo (dai Chiodi di Garofano): È un fenolo estratto principalmente dall’olio essenziale di Eugenia caryophyllata. Chimicamente è molto simile al guaiacolo (il componente principale del creosoto). È anestetico e antisettico. In odontoiatria, viene usato ancora oggi per “calmare” la polpa dentale e prevenire la fermentazione batterica, proprio come Estor usava il creosoto nelle ferite chirurgiche.

3. Carvacrolo (dall’Origano e dalla Santoreggia): Questo fenolo è un isomero del timolo ed è uno degli antimicrobici naturali più potenti conosciuti dalla scienza. Ha una capacità straordinaria di penetrare le membrane dei batteri “estranei” (quelli che Béchamp direbbe nati da microzimi alterati) senza danneggiare eccessivamente il tessuto ospite. È eccellente per modificare il terreno biologico in caso di infezioni croniche, poiché agisce come un “regolatore” della flora microbica.

4. Acido Salicilico (dalla corteccia di Salice): Anche se oggi lo conosciamo come precursore dell’aspirina, l’acido salicilico è un fenolo naturale. Béchamp studiò a lungo i salicilati perché notò che impedivano la fermentazione zuccherina. Il nome stesso “salicilico” richiama il Salix (salice), la pianta da cui si estraeva il “salicina”, che ha proprietà conservanti simili a quelle del creosoto, seppur meno intense.

5. Rasvetrolo (dalla buccia di uva, mirtilli, gelso etc): è un fenolo non flavonoide e una fitoalessina prodotta naturalmente da numerose piante in risposta agli attacchi da agenti patogeni quali batteri o funghi. Le principali fonti alimentari di resveratrolo sono la buccia dell’uva, i mirtilli, i lamponi, il gelso.